Dall’ultimo rapporto Coop, emerge un ritorno alla qualità e la sperimentazione

Il 70% degli italiani, primi in Europa, dichiara di essere disposto a pagare di più per avere più qualità. Qualità diventa anche sinonimo di sicurezza oltre che di proprietà organolettiche e gusto.

Qualità diventa sinonimo di sicurezza, oltre che di proprietà organolettiche e di gusto. Il 56,4% dei consumatori che legge molto attentamente le etichette dei cibi.

Il mangiar bene e lo stare bene guidano le scelte alimentari degli italiani

Il cibo diventa elisir e terapia oltre che un piacere. Il 46% degli italiani sostiene che i superfood contribuiscano alla prevenzione delle malattie e più di un italiano su 3 si fa dettare  la dieta alimentare direttamente dal proprio medico (o dal naturopata).

I superfood rappresentano il 10% dei consumi alimentari e crescono il doppio della media. I cibi terapeutici attualmente più in voga sono: polvere di maca (il 100% ritiene che abbia proprietà salutistiche, i semi di chia (75%), le bacche di acaj (69%) e di goji (68%).  Perdono invece terreno in termini acquisti healthy: aglio nero (-37%), kamut (-24%), soia (-3%).

Nella GDO cresce l’effetto sostituzione a vantaggio delle varianti più salutari. Il latte uht (-4,6%) perde terreno in favore di quello a alta digeribilità (+174,4%) o le uova di galline allevate in batteria (-8,2%) a favore di quelle allevate a terra (+15%). Crescono gli integrali e i prodotti free from come i senza lattosio e senza glutine, compresi i prodotti senza olio di palma.

Il budget che gli italiani destinano alla spesa alimentare è influenzato da diversi fattori

La collocazione geografica, il numero di componenti e le condizioni economiche della famiglia. Le famiglie benestanti spendono di più perchè attenti ai nuovi regimi alimentari: acquistano più pesce e frutta, meno carne, pasta, pane e latticini.

Un andamento bilanciato dal ridimensionamento di altre componenti della spesa: l’incidenza sulla spesa delle carni è scesa in dieci anni di due punti percentuali (dal 21,6% al 19,8%), quella dei dolci di ben quattro punti percentuali (dall’11 al 7%) e quella degli oli e grassi di quasi un punto percentuale (dal 4,2% al 3,4%). In termini relativi, il budget per la spesa alimentare è più alto nelle regioni del Mezzogiorno che nelle regioni del centro e nel nord Italia.

 La regione con il livello di spesa più alto è la Valle d’Aosta (548 euro/mese), seguita da Piemonte (522 euro) e Campania (498 euro). Inoltre, si sta assistendo al fenomeno delle economia di scale: al crescere del nucleo familiare decresce la spesa procapite per cui un single si troverà a spendere di più rispetto ad una famiglia numerosa, 291 euro/mese contro i 147 procapite per una famiglia composta da quattro persone.


In generale, si più affermare che a crescere in misura più accentuata è il carrello del “lusso”

La crescita di questo segmento è stata dell'8% in volume nel primo semestre dell’anno. Una tendenza che riflette i  vincoli di bilancio meno stringenti per le famiglie, sia con la crescente importanza dell’alimentazione come nuova frontiera del lusso con preferenze sempre più orientate  verso i prodotti “made in Italy” e quelli a marchio certificato Dop, Doc e Igp).

 

 

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