In Italia gli acquisti online si confermano un trend in crescita con fatturato di 31,7 miliardi nel 2016, registrando un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. Una cifra importante ma ancora lontana dalle cifre generate a livello mondiale che raggiungono quasi i 2.000 miliardi di dollari, oltre 200 miliardi in più rispetto al 2015.

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I dati emersi dal report della Casaleggio Associati si incrociarono con i dati relativi alla chiusura di store fisici hanno chiuso da inizio 2017, molti di più dei 1.153 registrati nello stesso periodo del 2016. Sulla base di questi dati, sono 8.640 i negozi fisici che potrebbero chiudere in questo anno. Un trend che riguarda direttamente anche la situazione italiana dove i centri commerciali manifestano i primi segnali di crisi.

Ad influire sull’andamento del trend ci sono stati i grandi player dell'e commerce come Amazon che sta sempre di più migliorando e ottimizzando i propri servizi.
Amazon ha infatti, definito nuovi standard nel mondo retail con una strategia che ha modificato radicalmente il modo di fare shopping rendendolo molto più facile e conveniente. Pensiamo solo ad “Amazon Echo” che permette di eseguire un ordine tramite la voce e altre interazioni, o al “Dash button” che facilita il riordino di prodotti che hanno un utilizzo periodico fisso o anche ai droni che consegnano i prodotti in modo più veloce ed efficiente, e nel prossimo futuro i negozi “Amazon Go” senza casse con check-out libero.

Secondo l’indagine Total Retail 2017 di PwC, il 91% degli intervistati ha effettuato un acquisto su Amazon. I Millennial italiani sono più propensi all’acquisto giornaliero (9%), al di sopra anche dei Millennial globali che si assestano al 6%, mentre per l’acquisto settimanale si attestano al di sotto della media italiana con una percentuale del 31%, ma sempre superiore ai Millennial globali (24%).

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Facebook si sta invece muovendo per mettere in atto l’opzione di retargeting sugli utenti che hanno visitato un determinato punto vendita negli ultimi 30 giorni. I visitatori potrebbero rientrare tra coloro che hanno utilizzato il servizio di Facebook Wifi, che si sono geolocalizzati nella zona oppure coloro che hanno generato una conversione attraverso una campagna di Store Visits.

L'abilità di sfruttare un contesto spazio-temporale per la raccolta dati è già stata messa in atto nel 2013 da Google con Uber. La comprensione degli spostamenti di un utente permette di intercettarne abitudini e bisogni e quindi di profilare una serie di call to action.

Può bastare questo a definire quanto ancora sia centrale il ruolo del punto vendita: al di là però del fattore “dato”, c’è sicuramente un secondo piano, ugualmente importante, da tener conto: quello dell’esperienza.